mercoledì 11 marzo 2015

LE 7 REGOLE DI PARACELSO, VERSIONE 2.0

Nel XVI secolo Paracelso, medico Svizzero, definì un eptalogo di regole per migliorare il benessere e la qualità della vita delle persone, con una visione che si ampliava a moralità e spiritualità piuttosto che alla semplice questione biochimica medica. Dopo secoli, le sue "regole", con le dovute rivisitazioni, possono essere considerate ancora delle ottime linee guida; ecco come le rileggerei in chiave moderna(al fondo metterò le originali, cosicchè ognuno possa eventualmente trarre proprie e/o differenti conclusioni):

1- Migliorare la salute.
Stare all'aria aperta nel verde, fare esercizio fisico e possibilmente aerobico, cercare di passeggiare almeno mezz'ora al giorno. Bere a piccoli sorsi almeno 1,5 litri di acqua al giorno, mangiando soprattutto frutta e verdura, tendenzialmente crude; masticare bene e mangiare con calma nei giusti orari. Evitare junk food, cibi troppo ricchi di zuccheri, grassi e proteine, alcool, tabacco (droghe), medicine (salvo patologie gravi che ne necessitano inevitabilmente). Curare la propria igiene personale e del luogo dove si vive.
2- Bandite assolutamente dalla vostra mente, per qualsiasi ragione, tutti i pensieri di pessimismo, rabbia, rancore, odio, noia, tristezza, vendetta e povertà.
Evitare di avere a che fare con persone che sparlano alle spalle delle altre, pettegole e volgari, con le quali non abbiamo modo di interfacciarci costruttivamente o piacevolmente. Si potrebbe parlare di legge dell'attrazione, o più semplicemente, un'atteggiamento positivo e frequentare compagnie che ci permettano di mantenerlo o alimentarlo non può fare altro che essere di giovamento per il nostro benessere psico-sociale.
3- Fate tutto il bene che vi è possibile.
Aiutate ogni essere vivente ogni volta che potete, cercate di vivere limitando al massimo il vostro impatto sull'ambiente. Siate compassionevoli ma giusti, ovvero non fate del male agli altri per scopi egoistici.
4- Cercate di dimenticare le offese subite e provate ad immedesimarvi nel vostro "nemico".
La vostra anima è un tempio che non dovrebbe mai essere profanato dall’odio. Spesso i cattivi comportamenti nascondono gravi disagi, se non è vostro interesse-competenza preoccuparvi di aiutare gli altri a risolvere le loro problematiche, cercate di non giudicarli frettolosamente; non siamo tutti uguali, non nasciamo tutti nello stesso luogo nè vi cresciamo, purtroppo spesso il prossimo è vittima (come noi del resto) dell'ambiente in cui è cresciuto.
5- Ritagliatevi dello spazio per prendervi cura di voi.
E' importante prendersi ogni giorno un pò di tempo per stare con se stessi, possibilmente immersi nella natura o facendo un'attività atta alla propria espressione o al proprio compiacimento.
6- Due sono troppi, tre sono una folla...
Mantenere il riserbo sui propri fatti personali, purtroppo ci si imbatte spesso nei cultori del "mal comune mezzo gaudio", quindi quelli che sono i vostri segreti e le vostre problematiche potrebbero diventare presto oggetto di scherno e di maldicenze; per evitarlo, se proprio volete o necessitate di esternare pensieri profondi ed "impegnativi" fatelo con la massima cura nella scelta del vostro interlocutore, come si dice, per mantenere un segreto due sono troppi e tre sono una folla....
7- Non temete gli uomini e non abbiate paura del domani.
Mantenete il vostro cuore forte e puro e ogni cosa andrà bene. Non pensate mai di essere soli o deboli, perché ci sono dietro di voi potenti eserciti, che non potete concepire nemmeno nei sogni. Se vi elevate nello spirito, nessun male potrà toccarvi. Il solo nemico che dovete temere siete voi stessi. La paura e la sfiducia nel futuro sono le madri funeste di tutti i fallimenti e attraggono le cattive influenze e con esse il disastro. Questa "massima" mi sembra senza tempo e quindi ancora attualissima.


GLI ORIGINALI
1- La prima è quella di migliorare la salute.
Questo richiede una respirazione, il più spesso possibile, profonda e ritmica, riempiendo bene i polmoni , all’aperto o davanti a una finestra aperta. Bere ogni giorno a piccoli sorsi, circa due litri di acqua, mangiare tanta frutta, masticare i cibi il più perfettamente possibile, evitare alcool, tabacco e medicine, a meno che, per qualche motivo grave, non siate sottoposti a trattamento medico. Fare il bagno giornalmente dovrebbe essere un’abitudine che dovete alla vostra dignità.
2- Bandite assolutamente dalla vostra mente, per qualsiasi ragione, tutti i pensieri di pessimismo, rabbia, rancore, odio, noia, tristezza, vendetta e povertà.
Fuggire come la peste ogni occasione di trattare con persone maldicenti,viziose, vili, mormoratori, pigre, pettegole, vanitose o volgari e inferiori per naturali limiti di comprensione o per argomenti sensuali che costituiscono la base dei loro discorsi o occupazioni. L’osservanza di questa regola è di decisiva importanza: si tratta di cambiare la trama spirituale della vostra anima. E’ l’unico modo per cambiare il vostro destino, perché questo dipende dalle nostre azioni e dai nostri pensieri. Il caso non esiste.
3- Fate tutto il bene che vi è possibile.
Aiutate ogni infelice ogni volta che potete, ma non nutrite mai un debole per qualsiasi persona. Dovete tenere sotto controllo le vostre forze e fuggire da ogni forma di sentimentalismo.
4- Dobbiamo dimenticare ogni offesa, anzi, sforzatevi di pensare bene del vostro più grande nemico.
La vostra anima è un tempio che non dovrebbe mai essere profanato dall’odio. Tutti i grandi uomini si sono lasciati guidare da quella soave Voce Interiore, ma questa non vi parlerà immediatamente, ci si deve preparare per un certo tempo, distruggendo la sovrapposizione di strati di vecchie abitudini, pensieri ed errori che pesano sul vostro spirito, che è divino e perfetto nella sua essenza, ma impotente per la imperfezione del veicolo che gli si offre oggi per manifestarsi, la debole carne.
5- Dovete raccogliervi ogni giorno, dove nessuno può disturbarvi, anche per mezz’ora, seduti più comodamente possibile, con gli occhi socchiusi e non pensare a niente.
Questo rafforza fortemente il cervello e lo Spirito e vi metterà in contatto con influenze benefiche. In questo stato di meditazione e di silenzio, arrivano spesso le idee più brillanti, che a volte, possono cambiare un’intera esistenza. Con il tempo tutti i problemi che sorgono saranno risolti vittoriosamente da una Voce Interiore che vi guiderà in questi momenti di silenzio, da soli con la vostra coscienza. Questo è il demone di cui parlava Socrate.
6- È necessario mantenere il silenzio assoluto su tutti i vostri affari personali.
Astenersi, come se si fosse fatto un giuramento solenne, dal riferire agli altri, anche al vostro più intimo, di tutto quello che pensate, ascoltate, conoscete, imparate, sospettate o scoprite;per lungo tempo almeno, si dovrebbe essere come una casa murata o un giardino recintato. È una regola della massima importanza.
7- Non temete gli uomini e non abbiate paura del domani.
Mantenete il vostro cuore forte e puro e ogni cosa andrà bene. Non pensate mai di essere soli o deboli, perché ci sono dietro di voi potenti eserciti, che non potete concepire nemmeno nei sogni. Se vi elevate nello spirito, nessun male potrà toccarvi. Il solo nemico che dovete temere siete voi stessi. La paura e la sfiducia nel futuro sono le madri funeste di tutti i fallimenti e attraggono le cattive influenze e con esse il disastro. Se studiate con attenzione le persone di buona fortuna, vedrete che, intuitivamente, esse osservano gran parte delle regole sopra enunciate.



martedì 3 marzo 2015

PURINE, URICASI ED EVIDENZE ALIMENTARI

Le purine sono sostanze presenti in diversi alimenti, soprattutto nelle carni, la degradazione delle quali sviluppa l'acido urico, una sostanza conseguente al rinnovamento cellulare (ovvero dal ricambio degli acidi nucleici DNA ed RNA delle cellule morte) ed all'alimentazione, tramite la sintesi (ad opera principalmente del fegato) degli alimenti che ne sono ricchi, come le carni; ne abbiamo già parlato in diversi articoli precedenti (https://www.facebook.com/ChicchiRicchidiSalute/photos/a.1562342397312969.1073741828.1562331400647402/1580316052182270/?type=1;
https://www.facebook.com/ChicchiRicchidiSalute/photos/a.1569774156569793.1073741834.1562331400647402/1584313128449229/?type=1).
Un'elevata concentrazione di acido urico (uricemia) è correlata a diverse patologie, prima tra tutte la gotta, senza disdegnare però ipertensione, nefropatie, sindrome metabolica e molte problematiche cardiovascolari; diversi studi testimoniano che a causa delle variazioni dietetiche avvenute negli ultimi decenni, col crescente consumo di alimenti ricchi di purine quali soprattutto carne e pesce, parallelamente sono aumentati obesità e livelli di uricemia, dimostrando la relazione intrinseca tra questi 3 fattori (il trend negativo è tuttora in essere).
Come abbiamo anticipato, l'acido urico si genera nel nostro organismo attraverso due modalità:
la prima e più ingente riguarda il ricambio cellulare, ed è una quota fissa implicita nella nostra fisiologia, mentre la restante parte è direttamente correlata all'alimentazione; attraverso la prima parte copriamo una grossa fetta delle nostre capacità di eliminare, attraverso i reni, questi acidi, poichè, a differenza di molti altri animali (evidentemente strutturati allo scopo), l'uomo non possiede l'enzima uricasi, che è adibito alla detossificazione dell' acido urico. E' consequenziale quindi che, per questo motivo, l'uomo non è in grado di metabolizzare il surplus di questi acidi ottenuto attraverso l'alimentazione, se non in minima parte, mettendo così sotto stress l'organismo (i reni non riescono ad eliminare l'eccessivo carico purinico-urico) col rischio di incorrere in iperuricemia e conseguentemente di agevolare le patologie sopra elencate; nella fattispecie, si possono imputare i casi di iperuricemia a fattori esogeni (alimentari) nel 90% delle situazioni, mentre solo il 10% può imputarsi a difetti endogeni (congeniti) nella sintesi purinica.
A questo punto dovrebbe sorgere spontanea un'osservazione: se noi siamo sprovvisti dell'enzima atto a detossificare la carne, come è possibile che questa possa/debba far parte della nostra alimentazione?
La causa più accreditata dalla scienza, benchè sia solo una semplice ipotesi, è che essendo l'urato un antiossidante naturale, l'inattivazione dell'uricasi nei primati sia stata frutto di uno step evolutivo, in modo da favorirne la circolazione nel sangue; questo "traguardo" tuttavia ha un grosso contro, che è quello di mettere l'intero organismo a rischio di iperuricemia. Questo di per sè non sarebbe un problema, in quanto è una condizione comune anche ad altri animali, semplicemente lo diventa quando decidiamo arbitrariamente quali devono essere gli alimenti atti a sostentarci; le grandi scimmie antropomorfe, ad esempio (oranghi, gorilla e scimpanzè), si alimentano quasi esclusivamente di vegetali (sgarrano di una percentuale compresa tra lo 0% ed il 2%, di cibi di origine animale), preferibilmente di frutta, non presentando problematiche di iperuricemia, seguendo un'alimentazione adatta alla propria fisiologia (considerata comunemente onnivora ma a detta di molti esperti chiaramente frugivora). Secondo la scienza noi siamo onnivori, tuttavia abbiamo perso l'enzima detossificante della carne perchè potessimo avvalerci di alcuni vantaggi evolutivi, che però si manifestano nelle numerose patologie correlate al consumo della stessa, in quanto l'urato è si un potente antiossidante naturale, ma al contempo un importante acidificante; guardacaso anche frutta e verdura sono ricchissime di antiossidanti, che a differenza dell'urato non creano in noi problemi dati dalla mancanza dell'uricasi.
Ma come anticipato, resta una semplice ipotesi quella che la perdita dell'uricasi sia stata uno step evolutivo atto ad aiutarci nella lotta contro l'invecchiamento cellulare nel lungo periodo, probabile quanto quella di averlo perso perchè ormai i primati avevano trovato nella dieta frugivora la loro miglior condizione e quindi, essendo diventata inutile l'uricasi, è stata geneticamente disattivata.
Dopo decenni di menzogne alimentari che ormai stiamo smascherando continuamente, evidentemente veicolate da un interesse, è così strano collocare queste informazioni?! L'uricasi è un segnalatore CHIARO della necessità del corpo di detossificare le purine (in particolar modo quelle animali, da come si evince da diversi studi che hanno verificato i diversi effetti, molto più blandi, delle purine vegetali), derivanti da un assiduo consumo di carni; in tal senso, il fatto che sia presente nei carnivori e negli onnivori ha un senso logico e pratico. Se ha un senso la sua presenza, in quanto chiara soddisfazione di una necessità, con che cognizione viene considerata "non probatoria" la sua assenza? Non si trattà altresì di una chiara evidenza che gli organismi che ne sono privi NON SONO stati strutturati per alimentarsi di determinati cibi, in quanto tossici per loro stessi? C'è bisogno che un canuto scienziato vincitore di 3 premi nobel vada in televisione a dichiararlo per rendere valida questa evidenza? Giustamente, un solo fattore potrebbe non essere di per sè indicativo e sufficiente a determinare tutta una fisiologia, ma quando questi va a sommarsi ad una sequela di elementi a lui conformi, ecco che la tesi prende forma, avallata da numerose prove, deliberatamente ignorate perchè decontestualizzate (volutamente) e denigrate in nome di un interesse che vive di tutto fuorchè di scienza.
La realtà dei fatti è che siamo stati "indottrinati" ad avere dei punti fermi sin da quando eravamo bambini, in questo caso specifico sull'onnivorismo umano, tuttavia un uomo può benissimo vivere di sola frutta, con una salute invidiabile (ormai si sprecano le testimonianze), ma NON può vivere di sola carne (altro che onnivori!); lo spostamento dell'ago della bilancia verso un'alimentazione più ricca di alimenti animali ha portato il nostro organismo ad un livello tale da essere simbiontico con le farmacie, che a rigor di logica dovrebbero essere state progettate insieme alla nostra fisiologia onnivora durante l'evoluzione. Mi rendo conto che sia un discorso per molte persone inaccettabile e che metta in discussione una quantità enorme di informazioni date per certe, tuttavia, se si riuscisse a partire da un foglio bianco (invece che da un tomo onnivoro) e mettere a confronto le evidenze scientifiche, senza le conclusioni dall'una e dall'altra parte, ma utilizzando il ragionamento, ad oggi, la tesi dell'uomo frugivoro calzerebbe a pennello sulla nostra fisiologia (https://www.facebook.com/ChicchiRicchidiSalute/photos/a.1562342397312969.1073741828.1562331400647402/1576092065938002/?type=1&theater).


martedì 24 febbraio 2015

IL MEDIOEVO ALIMENTARE: CARENZA DI B12 ED ALIMENTAZIONE VEG

La vitamina B12, conosciuta anche come cobalamina, è un coenzima sul quale si fa spesso un gran discutere, soprattutto nell'ambiente veg, quando in realtà la sua deficienza (o presunta tale) è una condizione che spesso prescinde dal fatto di non assumere alimenti di origine animale; sono infatti diverse la cause alle quali si può associare un basso livello di questo elemento, il quale valore di riferimento è tuttavia molto discusso.
Per cominciare, cos'è la vitamina B12 e a cosa serve nel nostro organismo?
Come scritto poc'anzi, le cobalamine (metilcobalamina, idrossicobalamina, deossiadenosilcobalamina e cianocobalamina) sono dei coenzimi, ovvero delle sostanze che partecipano alle reazioni ma senza venirne distrutte, ecco perchè in una persona sana dal momento in cui cessa di assumerle sino al momento dell'eventuale carenza e manifestazione degli effetti negativi possono intercorrere anche 20 anni; inutile sottolineare quanto sia difficile non assumere assolutamente vitamina B12 nell'arco di così tanto tempo, visto che in quantità minime tale vitamina è presente in moltissimi alimenti, anche vegetali, tanto più quanto più naturali essi sono. La grave carenza di cobalamine è correlata a diverse patologie degenerative del sistema nervoso (ma bisogna sempre considerare che con l'avanzare dell'età questa non può che considerarsi una concausa, data la moltitudine di fattori che contribuiscono nel contrarre tali patologie) ed all'anemia perniciosa, una forma di anemia che però, è bene ricordare, si sviluppa anche in seguito alla degenerazione di patologie intestinali (che sono alimentate o possono alimentare le problematiche correlate al fattore intrinseco intestinale, anch'esso causa del malassorbimento della vitamina B12).
Per quanto riguarda il valore di riferimento della B12 nell'organismo, ci sono voci discordanti: diversi esperti sostengono che sia stato praticamente raddoppiato intorno agli anni 70, passando da un valore minimo di 80 al minimo attuale che è, appunto, il doppio; fermo restando che tali valori sono e restano INDICATIVI (nella sua immensa complessità il corpo umano varia tantissimo da persona a persona, così come i reali fabbisogni, rendendo il benessere individuale ben lungi da poter essere omologato in un valore generico), è legittimo dubitare di una "scienza alimentare" che ancora ad oggi, nonostante le stesse evidenze scientifiche, incoraggia il consumo di latticini e carni, decantandone proprietà quantomeno dubbie, quando non apertamente smascherate (latte e calcio, come abbiamo trattato qui: https://www.facebook.com/ChicchiRicchidiSalute/photos/a.1562342397312969.1073741828.1562331400647402/1565346163679259/?type=1&theater).
Tornando al punto quindi, ammesso e non concesso che vi sia una REALE carenza di questa vitamina, tale evento è da imputarsi in maniera molto più ragionevole e verosimile a fattori diversi dall'alimentazione VEG, in primis perchè tale carenza coinvolge anche le persone con un'alimentazione variata che, a rigor di logica, non dovrebbero presentarla; quello che probabilmente è il principale motivo può imputarsi a delle problematiche intestinali che vanno ad inficiare il funzionamento del fattore intrinseco, che possono essere più o meno influenzate dall'alimentazione.
Un'alimentazione sana ed accorta sostiene l'intestino, migliorandone la condizione e favorendo l'assorbimento delle cobalamine, così come un'alimentazione sbagliata può ottenere l'effetto opposto; in tal caso mangiare cibi ricchi di vitamina B12 (derivati animali) fa in modo che, nonostante le perdite date dalla malnutrizione (intesa come alimentazione errata), il corpo abbia un surplus della vitamina per contrastarne la perdita: curiamo il sintomo, non la causa.
Inoltre, questa problematica si è acuita in seguito all'aumento dell'inquinamento ambientale, che fa sì che il nostro cibo necessiti (soprattutto quello della grande distribuzione) di trattamenti (pesticidi ecc...) tali da distruggere la flora batterica del terreno (che è il "veicolo" della vitamina); così facendo eliminiamo o riduciamo fortemente quella percentuale di B12 che noi NATURALMENTE assorbiremmo dai vegetali, rischiando di incorrere in quelle che vengono chiamate carenze (sulle quali possiamo nutrire comunque dei dubbi, sempre per il discorso che le cobalamine non si consumano), e per le quali non solo noi, ma anche gli animali che vengono successivamente macellati, prendono integratori.
Questa è una semplice riflessione per coloro che ritengono gli integratori meno naturali della carne: prendere un integratore con addizionata B12 è meno naturale di mangiare un animale che ha a sua volta mangiato un pastone con addizionata B12?
In ultimo, i VEG dovrebbero prendere in seria considerazione il fatto che i valori considerati "normali" per determinati nutrienti sono riferiti a campioni di persone con uno stile alimentare omologo ma differente dal loro, quindi vi sono i presupposti per non considerarli probatori alla stessa maniera; nulla vieta che un corpo abituato ad un determinato tipo di alimentazione o più efficiente abbia dei valori ottimali differenti da quelli indicati per la popolazione media.


sabato 21 febbraio 2015

IL FALLIMENTO DELLA DIETA

Perchè la maggior parte delle diete producono solo un effetto temporaneo? E ancora, perchè si ottiene facilmente un effetto volano, con non solo la ripresa, ma addirittura l'aumento del peso originale? La risposta a queste domande è semplice ma spesso trascurata...
Il primo e madornale errore nel considerare una dieta è farlo pensando si tratti di una semplice questione calorico-matematica; in realtà, la dieta inizia nella testa ed è lì che va sostenuta, e solo tenendo conto di questo aspetto si può sperare di produrre risultati apprezzabili, soprattutto nel lungo periodo.
Un dato spesso ignorato (volutamente dai professionisti) è quello per il quale qualsiasi variazione di dieta "gode" di un bonus di circa 2 settimane, nelle quali il corpo si adatta al nuovo regime alimentare e durante il quale lo stress prodotto dalla nuova condizione contribuisce alla perdita di peso. Un altro errore molto comune (soprattutto nelle diete home-made) è quello di credere che minore sia l'introito calorico assunto e maggiore sarà la perdita di peso; questo concetto è viziato dal principio, in quanto tratta l'organismo come se fosse un semplice calcolatore, mentre come organismo biologico, nel momento in cui andiamo ad assumere una quantità troppo bassa di calorie rispetto al necessario, otteniamo risultati differenti da quelli di una mera sommatoria: il cervello attiva una specie di "modalità risparmio energetico", dove inizia a dosare meglio i consumi (pensa che ci siano condizioni ostili e quindi inizia a proteggere le nostre scorte energetiche), col risultato che si introduce meno del dovuto ma si consuma altresì meno del normale, soprattutto per quanto riguarda i grassi (e si diventa molto più nervosi in quanto lo stress ed il risparmio energetico vanno ad inficiare anche la nostra sfera neuro-psicologica).
In quest'ottica assume un ruolo importante il concetto di "Peso Mentale"; il nostro corpo ha una sorta di memoria fisiologica che registra un determinato peso, che è quello che probabilmente ha tenuto per il periodo di tempo più lungo e che considera normale, ed ogni sforzo di variare questo valore si scontrerà sempre con tale Set Point ,ben definito ed al quale il corpo tendenzialmente mira (motivo per il quale si oscilla spesso attorno ad un peso ben definito) . Questo ovviamente non significa che non si possa modificare tale condizione, ma semplicemente che l'unico modo per farlo permanentemente è prenderne assoluta coscienza e lavorare con costanza per "resettare" questo valore e portarlo al livello che ci interessa.
Ovviamente questi non sono gli unici motivi per cui le diete funzionano o meno, tuttavia sono argomentazioni alle quali solitamente non viene data l'importanza fondamentale che invece hanno, mentre viene data molta più rilevanza al conteggio delle calorie che non sono solo un fattore soggettivo, ma per molte persone limitante e stressante, con evidenti strascichi successivi.
Per quanto riguarda invece l'effetto volano, bisogna dare il giusto peso all'ambito che maggiormente lo stimola, ovvero alla sfera psicologica, legata alla delusione; spesso le diete sono generalizzate, preimpostate o autoregolamentate e quindi, come tali (benchè ci saranno persone e professionisti più o meno consci della problematica), si pongono obiettivi irreali e metodologie insostenibili. Il risultato di questi regimi è spesso discorde dalle aspettative individuali, e questo in determinati soggetti crea un boomerang che non solo porta scoraggiati a riprendere il peso perso, ma spesso addirittura a superarlo in preda allo sconforto.
In parole povere, la dieta per la prova vestito di un giorno o per una breve vacanza, quindi per una perdita di peso a tempo determinato è una cosa; la dieta intesa come regime alimentare per ottenere risultati e benessere a lungo termine è invece tutta un'altra storia, che passa prima dalla mente piuttosto che dal corpo.

venerdì 13 febbraio 2015

MENU' DI SAN VALENTINO

Ecco un piccolo esempio di menù "afrodisiaco" e gustoso da proporre al vostro partner per un San Valentino a lume di candela...

- Asparagi vestiti al mopur.
- Pasta al pesto di rucola e mandorle.
- Medaglioni di soia alle noci in crema di tartufo e funghi.
- Fragole al cioccolato con panna (un must).

Asparagi vestiti al mopur.

-Ingredienti per 2 persone-

- 10 asparagi con gambo
- 10 fettine di carpaccio di mopur aromatico
- 1 confezione di blurisella (o formaggio veg a preferenza)
- 1 confezione di pasta sfoglia vegetale (rettangolare)
- olio EVO q.b.
- lievito alimentare in scaglie
- sale q.b.

Procedimento

1)Pulite con cura gli asparagi, togliendo la parte dura esterna e prestando attenzione a non rovinare le punte, lessateli a vapore per 5-10 minuti, in modo da ammorbidirli ma far loro mantenere una consistenza croccante.
2)Spalmate la blurisella (o un formaggio veg equivalente, oppure ancora del tofu tritato) sul gambo dell'asparago e coprite con una fetta di mopur.
3)Tagliate in 10 strisce la sfoglia vegetale e avvolgetevi il gambo, coprendo il mopur.
4)Spolverate la punta con del lievito in scaglie e fate gratinare a 180 gradi per una decina di minuti nel forno. Se necessario aggiustate di sale.
Pasta al pesto di rucola e mandorle.

-Ingredienti per 2 persone-

- 160 g di tagliolini veg
- 60 g di rucola fresca (tenetene un pò per la decorazione)
- alcune foglie di basilico
- 25 g di mandorle pelate
- olio EVO q.b.
- una manciata di mandorle a lamelle
- 1 cucchiaio di lievito alimentare in scaglie
- sale e pepe q.b.

Procedimento

1)Lavate ed asciugate la rucola ed il basilico, tagliate grossolanamente e tritate il tutto insieme alle mandorle intere ed al lievito, aggiungendo a filo un pò d'olio sino ad ottenere un pesto omogeneo.
2)Tostate le mandorle a lamelle velocemente in padella, senza aggiugnere olio o spezie.
3)Preparate la pasta e scolatela grossolanamente (in modo da lasciare un pò di acqua di cottura) e mettetela in padella col pesto appena preparato in modo da amalgamare a fuoco lento il tutto.
4)Impiattate la pasta ed aggiungete le mandorle tostate, delle foglie di rucola ed una spolverata leggera di pepe a decoro e guarnizione.

Medaglioni di soia alle noci in crema di tartufo e funghi.

-Ingredienti per 2 persone-

- 6 medaglioni di soia disidratata
- 200 g di funghi champignon (o porcini se preferite)
- 1 tartufo nero (o in sostituzione dell'olio al tartufo o una crema di tartufo)
- 1 bicchiere di vino bianco fermo
- 20 g di noci sgusciate
- 1 confezione di panna vegetale
- un pizzico di prezzemolo
- sale e curry q.b.

Procedimento

1)Reidratate accuratamente i medaglioni di soia, lasciandoli a bagno anche più del necessario se occorre, strizzateli con cura e metteteli da parte.
2)Tagliate a fettine sottili i funghi e fateli sfumare in padella con il vino bianco ed il prezzemolo, aggiungendo anche il tartufo tagliato grossolanamente a scaglie.
3)Aggiungete i medaglioni di soia in padella mentre continuate a sfumare col vino bianco, fate scottare leggermente e poi lasciate mantecare a fuoco lento aggiungendo la panna.
4)Spezzate grossolanamente le noci e sommatele alla pietanza insieme ad un pizzico di curry e di sale, lasciate insaporire per un paio di minuti e servite.

- Fragole al cioccolato con panna.

-Ingredienti per 2 persone-

- 1 cestino di fragole
- 1 barretat di cioccolato fondente
- 1 confezione di panna da montare veg

Procedimento

1)Sciogliete la barretta di cioccolato fondente a bagnomaria ed intingete le fragole, ben lavate, tenendole dal picciolo.
2)Montate la panna vegetale.
3)Enjoy!

Buon Appetito e Buon S. Valentino a tutti!
P.s: Se il menù vi aggrada e decidete di seguirlo, postate le foto dei vostri risultati (anche io integrerò domenica con le foto aggiornate)! ^_^



lunedì 9 febbraio 2015

LA PASSIONE DELLA NATURA: UN SAN VALENTINO SPECIALE

Ebbene si, i migliori afrodisiaci sono soprattutto erbe e vegetali, perchè dunque non rendere ancora più "speciale" l'imminente San Valentino sfruttandoli a nostro vantaggio?!
Innanzitutto, quali sono le caratteristiche che rendono afrodisiaco un determinato alimento? Partendo dal presupposto che la potenza dell'afrodisiaco è direttamente proporzionale alla nostra volontà che lo sia (quindi il fattore placebo è determinante per la "forza" dell'effetto finale), le qualità peculiari dei cibi (ed erbe) classificati come tali è quella di favorire la circolazione e di ridurre lo stress e migliorare l'umore; non di meno alcuni agiscono direttamente sul sistema ormonale, aumentando il desiderio e la fertilità.
Ecco di seguito i principali alimenti da sfruttare per organizzare una romantica, e passionale, serata di coppia....
MANDORLE e FRUTTA SECCA: sono considerati afrodisiaci per la loro ricchezza in termini di nutrienti, come vitamine A ed E, oltre alla presenza del ferro, utile per migliorare la circolazione sanguigna; le mandorle venivano nell'antichità correlate alla forma dei genitali femminili (e per questo esaltate), mentre le noci, ricche di arginina, che agisce da vasodilatatore aumentando l'afflusso di sangue anche nella zona pelvica, grazie a tale caratteristica sarebbero state chiamate "Viagra" naturale.
ASPARAGI: sono ricchi di vitamine del gruppo B, di potassio e di acido folico, che aumenta l'istamina, grazie alla quale si può raggiungere l'orgasmo più facilmente; venivano inoltre considerati afrodisiaci per la loro forma fallica.
AVOCADO: gli atzechi ne associavano la forma ai genitali maschili, successivamente i preti cattolici lo proibirono per il rimando ai genitali femminili, è sempre stato considerato un frutto afrodisiaco; i suoi pregi sono un alto contenuto calorico, una ricca quantità di acido folico, vitamine A,C e B6 (quest'ultima nota per aumentare la produzione di testosterone) e di potassio.
FRAGOLE: possiede diverse sostanze che stimolano l'organismo, tra cui minerali (ferro, calcio, fosforo, sodio, silice e bromo), vitamine C, B1 e B2 e alcuni acidi organici (acido salicilico, acido tartarico ed acido citrico). La loro forza sta tuttavia nel simbolismo sensuale che le accompagna, perchè rappresentano il frutto del piacere sin dai tempi antichi.
BANANE: è ricca di elementi energetici, come minerali quali magnesio e potassio e vitamina B; contiene inoltre bromelina, un enzima che aumenta la libido maschile e combatte l'impotenza. Oltre a questo, è ricca di triptofano, un amminoacido collegato alla serotonina, che migliora l'umore, allontanando lo stress. In passato era considerata simbolo di fertilità per la sua chiara forma fallica.
CIOCCOLATA: stimola il rilascio di dopamina, la sostanza che stimola la sensazione di gratificazione nel nostro cervello, allontanando stress e malumore; contiene inoltre, come la banana, triptofano, che aumenta il rilascio della serotonina e caffeina, che funge da stimolante. Agisce quindi soprattutto sul sistema nervoso, aumentando il piacere e, secondo alcuni studi, la voglia.
FICO: sono ricchi di flavonoidi ed antiossidanti, che possono aumentare la resistenza sessuale; tuttavia è la loro storia a renderli afrodisiaci, visto che sia gli antichi Greci li associavano all'amore ed alla fertilità.
ZENZERO: le sue virtù amorose riguardano soprattutto la sua capacità di stimolare la circolazione sanguigna, garantendo un maggior afflusso di sangue agli organi sessuali; per questa ragione in Asia viene considerato una spezia in grado di rinvivorire l'energia maschile tanto da essere indicato come "Viagra" naturale. Viene utilizzato come ricostituente e contro l'astenia sessuale.
PEPERONCINO: è l'afrodisiaco per antonomasia, difatti le sue proprietà ne fanno un potente vasodilatatore, che aumenta il flusso sanguigno, la temperatura e tonifica le pareti arteriose. Ricchissimo di vitamine, in particolare C ma anche A,B2,E,PP e K2, di minerali e di antiossidanti; la sua nomea afrodisiaca è anche frutto della capsaicina, la sostanza che lo rende piccante!
MACA: era usata dagli Incas che la consideravano divina e destinata al nutrimento dei nobili e dei guerrieri per la sua ricchezza di principi nutrienti, ha proprietà utili al sistema respiratorio, aiuta contro l'invecchiamento ed aumenta la resistenza muscolare. Oggi è utilizzata per il trattamento delle disfunzioni sessuali, in quanto pare stimoli la produzione di spermatozoi e la libido di ambo i sessi.
TARTUFO: si deve la sua presenza nei cibi afrodisiaci soprattutto per la sua esclusività, in quanto il principio attivo che lo renderebbe "amoroso" sarebbe l'androsterone, una sostanza ormonale dei maiali maschi che attirerebbe le scrofe, e quindi si è ipotizzato per analogia che sia lo stesso per l'uomo.
GINSENG: i suoi principi attivi, i ginsenosidi, pare abbiano un effetto simil-estrogeno e che stimolino la circolazione pubica, permettendo una maggior prestanza e risvegliando il desiderio sessuale di ambo le parti; anche questa radice è utilizzata in Oriente come sostituto naturale del Viagra.
GUARANA': è una pianta stimolante che in amazzonia veniva utilizzata come rinvigorente e tonificante; da allora è considerato un forte afrodisiaco, capace di migliorare le prestazioni sessuali e di rinnovare energia e desiderio.
FRUTTO DELLA PASSIONE: il nome è totalmente ingannevole, in quanto la "passione" cui fa riferimento non è quella amorosa ma quella di Cristo. Il nome gli fu dato dai Gesuiti che lo utilizzarono per spiegare la passione di Cristo agli Indiani che cercavano di convertire. Venne preso come esempio in quanto al centro della corolla del fiore, circondata di blu, si trova un groviglio di filamenti che ricorda una corona di spine, mentre il pistillo del fiore rimanderebbe ai chiodi della crocifissione.

Insomma, benchè la natura ci fornisca una gran quantità di alimenti considerati afrodisiaci, la realtà è che ci offre un sacco di espedienti e di consigli per realizzare qualcosa di un pò speciale da condividere con il nostro partner; l'afrodisiaco reale è infatti all'interno della coppia, e con questa consapevolezza preparate dei gustosi manicaretti in un ambiente confortevole, curandovi però di essere voi stessi l'afrodisiaco più importante. ^_^


giovedì 5 febbraio 2015

IL MEDIOEVO ALIMENTARE: LA COLAZIONE

La colazione è il pasto più importante della giornata e va fatto bello ricco.... FALSO!
La colazione è il pasto col maggior rischio ingolfamento della giornata e come tale va fatto il più leggero possibile (quando non saltato del tutto); immaginate il vostro corpo al mattino che si risveglia, dopo un bel riposo, lo vedete? Eccolo che, con calma, sta avviando tutte le funzioni cognitive e motorie proprie dello stato di veglia, un bel lavoro dopo essere stato a "riposo" per tutta la notte; di tutta risposta noi gli diciamo: "Visto che non hai niente di meglio da fare, ti fornisco tutta questa pappardella di roba da digerire, così mi dai energie!"...
In pratica, attraverso al colazione, noi diamo al nostro corpo del lavoro extra con la convinzione, invece, di stare facendo una cosa a lui gradita, per la quale ci ripagherà nel brevissimo periodo fornendoci un surplus energetico; non riesco a sottolineare l'assurdo della cosa: noi per ottenere una illusoria energia immediata inficiamo la funzionalità energetica del nostro organismo ,affaticandolo e ottenendo nei fatti il risultato opposto, ovvero quello di CONSUMARE energia, per la digestione dei cibi, ancor più gravosa vista la condizione di torpore dell'organismo.
In ausilio di queste affermazioni vi sono le caratteristiche dei cicli circadiani, di cui abbiamo parlato in un articolo precedente e che regolano i ritmi biologici di tutte le persone che seguono il ciclo giorno-veglia e notte-riposo; in base a queste conoscienze, noi sappiamo che la mattina, sino a mezzogiorno, il nostro organismo è nella fase di eliminazione, ovvero quella fase dove si ripulisce da scorie e residui del giorno precedente (e non solo). Introducendo del cibo prima di mezzodì, quindi, interrompiamo il naturale processo di depurazione fisiologico, che si rende tanto più necessario quanto meno è curata l'alimentazione o le proprie abitudini nutrizionali; attraverso il "digiuno della colazione" si possono eliminare tutta una serie di problemi minori che affliggono la stragrande maggioranza delle persone "occidentali", come ad esempio pesantezza, acidità di stomaco, stanchezza cronica, finanche nervosismo e stress, in quanto il prolungamento del processo di depurazione da cena al pranzo successivo favorisce una migliore pulizia dell'organismo, con conseguente aumento di funzionalità ed efficienza.
D'altronde, è l'etimologia stessa della parola che ce lo dice: colazione deriva dal termine latino collatio, ovvero "mettere insieme"; questi era il nome del pasto che si faceva riuniti alla sera, nulla a che vedere con la nostra usanza mattutina, anzi, era l'esatta descrizione del pasto serale, ovvero la cena! Era questi ad essere considerato il pasto più importante della giornata, quello nelle tarde ore pomeridiane prima del calar del Sole o subito dopo (a seconda delle stagioni e della latitudine); in tal senso ci vengono in ulteriore aiuto e conferma i ritmi circadiani, in quanto l'orario di "appropriazione" del cibo si trova tra le 12 e le 20, nel lasso di tempo nel quale in origine si consumava il pasto principale della giornata. Non stiamo neanche disquisendo del Mito della colazione (il mito nasce dal passato, dove la colazione non esisteva come la intendiamo noi), ma della scelta relativamente moderna di introdurre e valorizzare questo pasto sino ad osannarlo oltre ogni ragionevole beneficio; tradizione e cultura, ecco i moventi della colazione, sicuramente non benessere e salute nel senso assoluto del termine.
Detto questo, se proprio si vuole transigere per le più disparate ragioni, fosse anche solo il piacere del gusto, la miglior scelta ricade in bevande naturali, possibilmente centrifugati di frutta e verdura crudi, oppure in piccole dosi di frutta fresca; questi alimenti, vantando dei carichi calorichi e dei tempi digestivi inferiori, sono quelli che meno incidono (ma comunque lo fanno) sui nostri processi depurativi biologici mattutini, e che forniscono energia in tempi relativamente più brevi.


mercoledì 4 febbraio 2015

INSALATA "FERROSA"

Per concludere "l'inno al ferro" di questi ultimi articoli, ecco una ricetta deliziosa ricca di nutrienti e di questo minerale importantissimo, oltre che di vitamina C per favorirne l'assorbimento!

-Ingredienti per 4 persone-

- 100 g di foglie di spinaci ben lavate
- 100 g di tofu
- 80 g di pistacchi sgusciati
- 100 g di germogli di soia
- succo di un limone
- olio EVO
- salsa di soia
- cumino e curcuma
- sale e pepe qb.

Procedimento

1)Lavate bene le foglie di spinaci e mettetele in un'insalatiera capiente.
2)Tagliate a dadini il tofu ed aggiungetelo nell'insalatiera insieme ai pistacchi ed ai germogli di soia.
3)Spremete il limone e unitelo a 2 cucchiai di olio EVO e 2 di salsa di soia, mescolate sino ad ottenere una sorta di cremina con la quale condire l'insalata.
4)Aggiungete un cucchiaino scarso di curcuma ed uno di cumino, un pizzico di pepe e, se necessario, un pizzico di sale. Servite e gustate!

Buon Appetito!


martedì 3 febbraio 2015

IL FERRO

Per completare il post "ferroso", ecco una tabella con le principali funzioni del ferro e con gli alimenti vegetali che ne sono più ricchi!


lunedì 2 febbraio 2015

IL MEDIOEVO ALIMENTARE: VEG-ANEMIA

"Hai l'anemia? Allora devi mangiare la carne di cavallo!"
Quante volte avete sentito questa storia? Chiunque si sia trovato in carenza di ferro ha dovuto sorbirsi questa "diagnosi" dal proprio medico curante, salvo rari ed eccezionali casi; ma è la verità? Ovviamente no, o meglio, è anche vero che la carne è fonte di ferro, ma questo non ne priva tutti gli altri alimenti, anzi; alcuni alimenti vegetali non solo sono ricchi di ferro, ma altresì di un gran numero di altri nutrienti benefici, a differenza degli alimenti di origine animale, che presentano sempre al nostro organismo un conto molto salato per i pochi servigi offerti.
Tra il ferro presente nella carne ed il ferro presente nei vegetali vi è una sostanziale differenza, che porta, insieme ad altri motivi ben lungi da quello salutistico (in primis il grande mercato che accompagna l'industria della carne), a consigliare la prima ed ignorare i secondi; questa differenza si identifica nel "suffisso" EME.
Il FERRO EME è il ferro più biodisponibile, legato alle emoproteine muscolari e presente esclusivamente negli alimenti di origine animale (tranne che nei latticini), dove costituisce fino al 50% del ferro presente; sotto questa forma viene assorbito indipendentemente dagli altri elementi presenti.
Il FERRO NON EME è il ferro tipico dei vegetali (costituisce anche la restante parte del ferro presente negli alimenti animali), inorganico e meno biodisponibile, può trovarsi sotto forma di due differenti ioni, Fe2+ ferroso o ferro bivalente e Fe3+ ferrico o ferro trivalente; tra le due, la forma bivalente viene assorbita più facilmente. Attraverso il transito nello stomaco, i succhi gastrici favoriscono la riduzione dello ione Fe3+ in Fe2+ , questo comporta che in caso di alterazione dei processi digestivi e della composizione e secrezione dei succhi gastrici, l'assorbimento del minerale risulta ridotto.
Per riassumere, il ferro eme (animale) è maggiormente biodisponibile del ferro non eme (vegetale), che a sua volta si divide in ione Fe2+ , meglio assimilabile, e Fe3+ , meno assimilabile; questo porta a definire le seguenti percentuali di assorbimento da parte del nostro organismo: 2-10% del ferro fornito dai vegetali (non eme) e 10-30% di quello fornito dalle carni (sommando eme e non eme).
Tuttavia, tali discorsi non tengono in considerazione che vi sono diversi fattori concorrenti all'assorbimento di questo prezioso minerale, e che grazie a questi si possono sviluppare o debellare eventuali carenze, indipendentemente dalla forma nella quale lo si assume; ad esempio la vitamina C (acido ascorbico) e l'acido citrico contrastano l'ossidazione dello ione ferro, mantenendolo in forma bivalente ed aumentandone di molto la biodisponibilità. Il corpo moltiplica le sue capacità di assorbimento quando si trova in una condizione di carenza, cosa che avviene anche durante la gestazione, ed in queste situazioni l'assorbimento può arrivare anche a triplicarsi; in sostanza, più ferro abbiamo e meno ne assorbiamo, e viceversa. Anche l'attività fisica incide positivamente sulla sua assimilazione. In termini assoluti, la concentrazione di ferro nei vegetali risulta spesso maggiore di quella presente negli alimenti animali, ciononostante, per la sua natura interattiva con gli altri nutrienti, finisce per essere vittima di cattive abitudini che ne pregiudicano la resa, in particolare:
- I fitati e gli ossalati, di cui sono ricchi specialmente legumi, cereali integrali, spinaci e cacao, inibiscono l'assorbimento del ferro; per ovviare a questo problema è utile ridurne i livelli attraverso la germinazione, la lievitazione o la messa a mollo, così da ridurre la loro azione negativa, mentre per gli spinaci è utile aggiungere del succo di limone prima di consumarli.
- Dosi elevate di calcio e fosforo, latticini in primis, riducono considerevolmente l'assorbimento del ferro, così come alte presenze di zinco, perchè questi minerali competono tra loro.
- I tannini, presenti nel vino rosso, nel tè, nel caffè e nel cioccolato, influenzano negativamente l'assimilazione del ferro, pertanto è consigliabile assumerli lontano dai pasti; questi alimenti contengono inoltre polifenoli, che si legano al ferro rendendo ulteriormente più difficile per il corpo fruirne.
- Farmaci e condizioni patologiche che vanno ad influire sui succhi gastrici e sulla loro composizione, come ad esempio farmaci antiacidi, antibiotici, ipocloridria, sindrome di malassorbimento e dissenteria.
Per concludere, è un assunto completamente errato quello che per guarire dall'anemia, o per prevenirla, si debba necessariamente ricorrere alla carne, anzi, il fatto che bisogni seguire dei semplici accorgimenti per ottenere un congruo assorbimento di ferro dai vegetali finisce col responsabilizza il proprio stile alimentare, donando all'organismo una quantità superiore e ampiamente migliore di nutrienti, ed evitando le inesorabili problematiche legate al consumo della carne.


sabato 31 gennaio 2015

I BENEFICI DEI SEMI 2: LA FRUTTA SECCA

Dopo aver trattato i semi più simili al nostro immaginario di tale elemento, andiamo e vedere quella che comunemente viene chiamata frutta secca, ma che in realtà altro non è se non semi di fattezze differenti. In questa categoria troviamo: mandorle, noci, pistacchi, nocciole, pinoli, arachidi ed anacardi; sono ricchi di grassi insaturi (più salutari, omega 3 ed omega 6 in primis) e presentano un alto valore calorico, per cui è consigliabile assumerne con criterio (ogni 100 g contano circa 600 calorie, quindi meglio non mangiarle a completamento di un lauto pasto). Sono ricchissimi di sali minerali e vitamine, nonchè di proteine, ragion per cui vengono spesso consigliati a chi fa intensa attività fisica. Infine, sono ricchi di fitoestrogeni e fitosteroli, che aiutano reciprocamente ad affrontare mestruazioni e menopausa i primi e colesterolo i secondi. Facilita il transito intestinale, utile contro la stipsi e aiuta il fegato riducendo le infiammazioni.
Andiamo ora ad elencare col le rispettive proprietà questi gustosi alimenti.
Mandorle: sono ricche di proteine e di fibre, grazie alle quali vantano proprietà lassative; sono anche ricche di vitamine (soprattutto B2 ed E) e numerosi sali minerali (manganese, magnesio, rame, potassio, calcio e fosforo, in particolare sono i frutti secchi con la maggior quantità di questi ultimi due). Per le loro proprietà energetiche vengono spesso consigliate agli sportivi, ma anche in caso di forte stress mentale. Grazie alla presenza dei grassi insaturi, uniti alla vitamina E, attenua i rischi di patologie cardiocircolatorie.
Noci: sono le più ricche di grassi insaturi "buoni", e questo le rende il seme più calorico tra la frutta secca; troviamo una buona concentrazione proteica (con la presenza dell'arginina, utile per la prevenzione dell'alteriosclerosi), quantità rilevanti di minerali (fosforo, potassio, zolfo, rame, calcio, ferro, zinco, magnesio) e di vitamine (B1, B2, B6, E). Le loro proprietà nutrizionali le fanno consigliare per ridurre il rischio di colesterolo e malattie cardiocircolatorie, nonchè per prevenire malattie dovute alla carenza di zinco e forme tumorali.
Pistacchi: sono ricchi di vitamine (A, B1, B2, B3, B5, B6, C ed E), contano la maggior concentrazione tra la frutta secca in quanto a contenuto di ferro e potassio, ma sono anche ben forniti di calcio, fosforo, manganese e rame. Come gli altri, contano un ottimo apporto di grassi insaturi omega e di proteine, oltre ad altre utili sostanze tra cui spiccano gli isoflavoni, dalle proprietà antitumorali; grazie a questo spettro di nutrienti, i pistacchi sono indicati, oltre che per le patologie cardiovascolari ed il diabete, anche per prevenire il rischio di contrarre il cancro.
Pinoli: sono i più ricchi di proteine, ma presentano una concentrazione inferiore (benchè comunque presente) di minerali, quali manganese, magnesio, ferro, calcio, potassio, fosforo, zinco e sodio; contengono provitamina A, vitamina E, C, J, K e vitamine del gruppo B e una buona quantità di fibre. Sono consigliati come integratore energetico contro lo stress sia fisico che mentale, ma con un occhio ai quantitativi, data l'elevata concentrazione calorica.
Anacardi: contengono un’alta percentuale di acidi grassi insaturi, vitamine A, C, K, E e vitamine del gruppo B e proantocianidine, sostanze antitumorali; hanno buone quantità di rame e magnesio, oltre a calcio, fosforo, potassio, ferro, zinco e selenio. Proteggono, oltre al sistema cardiocircolatorio, il sistema oculare, e aiutano a contrastare gli effetti del diabete, del colesterolo, dell'osteoporosi e delle forme cancerose (soprattutto del cancro al colon).
Arachidi: sono... leguminose! Le classifichiamo comunemente come frutta secca ma in realtà sono sorelle di piselli, lenticchie e ceci; ricche di proteine quasi quanto i pinoli, presentano un'elevata concentrazione di fibre e di antiossidanti, come il resveratrolo. Vantano ottime concentrazioni di sali minerali (ferro, zinco, potassio, fosforo, magnesio, manganese, rame) e di vitamine del gruppo B, con presenza anche di vitamina E e PP; inoltre presentano un alto contenuto di arginina ed acido folico, insieme al coenzima Q10, utile per tutto l'organismo. Sono consigliate per contrastare gli effetti dell'invecchiamento e per energizzare l'organismo; i loro nutrienti aiutano a prevenire tumori, malattie cardiovascolari e malattie del sistema nervoso, aiutando anche nel trattamento delle emicranie.
Nocciole: sono ricche di vitamine, a partire da quelle del gruppo B (B1, B2, B3, B5, B6), vitamina C, K, J ma, soprattutto, di vitamina E; presentano diversi sali minerali (calcio, fosforo, potassio, manganese, rame, selenio, zinco, ferro e magnesio), ricche anche dei "soliti" grassi insaturi e con un apporto calorico elevato quasi quanto quello delle noci, che le rende molto energetiche. Grazie al connubio di vitamine C ed E, unito agli antiossidanti, forniscono un valido aiuto per contrastare l'invecchiamento e rinforzare l'organismo.



giovedì 29 gennaio 2015

CHICCHI RICCHI: I BENEFICI DEI SEMI

I semi sono presenti nella nostra alimentazione da tempo, conosciuti in parte sotto il nome di "frutta secca", ed i loro benefici sono ormai ampiamente riconosciuti; oltre a quelli che comunemente mangiamo (noci, nocciole, pistacchi, mandorle...), ve ne sono di meno rinomati, più simili alla nostra concezione di sementi, che altresì apportano notevoli proprietà benefiche al nostro organismo, soprattutto perchè, a differenza degli altri, non subiscono il dannoso processo di tostatura. In virtù del fatto di essere consumati crudi, forniscono un'ottima quantità di nutrienti come vitamine, minerali, proteine ed enzimi, sono ricchi di fibre e grassi salutari. La maniera più comune di consumarli è aggiungendoli alle insalate, ma si abbinano bene anche ai cereali ed alla pasta; in ogni caso, è consigliabile, come avviene anche per i germogli, non esagerare con questo "super-food", e conservarlo in maniera adeguata (in assenza di umidità). Andiamo ora ad analizzarli individualmente per scoprirne i pregi specifici.
SEMI DI SESAMO: sono tra i più conosciuti ed utilizzati, facilmente digeribili e molto nutrienti, sono ricchi di minerali, proteine e grassi insaturi (omega 3 ed omega 6). Per andare maggiormente nel dettaglio sul loro apporto minerario, forniscono: ferro, fosforo, magnesio, selenio, potassio, zinco, rame e calcio; grazie alla loro ricchezza in tal senso, sono molto utili per l'apparato scheletrico (quindi prevengono l'osteoporosi), per l'apparato cardiocircolatorio (che beneficia inoltre degli acidi grassi omega) e per il sistema immunitario (che beneficia del contenuto di zinco e rame). Sono inoltre una ricca fonte di vitamine del gruppo B. Sono l'ingrediente principale del Gomasio, che è un insaporitore giapponese utilizzato al posto del sale, utile per ridurne il consumo (in questo prodotto tuttavia i semi sono tostati).
SEMI DI LINO: sono rinomati soprattutto per l'olio, ma i semi, benchè difficilmente consumabili allo stato naturale (il loro duro rivestimento è di difficile digestione), sono ricchissimi di proprietà utili al nostro organismo; possiedono un alto contenuto di minerali (soprattutto fosforo, rame, magnesio e manganese), circa il 20% di proteine, una massiccia dose di acidi grassi polinsaturi (omega 3 ed omega 6) e diverse sostanze utili quali i lignani e la mucillagine. Per usufruirne è quindi preferibile triturarli, avendo cura di bere adeguatamente vista la loro proprietà di assorbire acqua sino a 6 volte il loro peso. Sono molto utili per contrastare la stipsi e le coliti, grazie al ricco contenuto di fibre e mucillagini, funzionali anche per i disturbi intestinali; il loro altissimo contenuto in lignani inoltre aiuta nella prevenzione del cancro, nella riduzione della placca arteriosclerotica e nella stabilizzazione dei livelli ormonali nelle sindromi premestruali e nella menopausa (sono fitoestrogeni). Per quest'ultimo motivo se ne sconsiglia il consumo alle donne incinte o che allattano, in quanto vi sono pareri discordanti sugli esiti nel bambino. In ultimo, grazie ,oltre che ai lignani, agli acidi grassi, aiutano il sistema cardiocircolatorio e prevengono le malattie cardiache. Un loro utilizzo utile in cucina è quello di sostituirli all'uovo come addensante unendo il trito ad un pò di acqua.SEMI DI CHIA: sono tra i cibi più salutari al mondo, ricchissimi di vitamine e minerali, fonte di proteine ed antiossidanti e tra i primi come quantità di acidi grassi omega 3; col loro consumo si possono lenire e migliorare moltissime patologie, soprattutto cardiopatie, diabete ed obesità. La sostanziosa presenza di mucillagini fa si che questi semi siano fortemente idrofili, assorbendo acqua sino ed oltre 12 volte il loro peso; questo favorisce il transito intestinale, contrastando la stitichezza, e non solo, data la commistione di questa caratteristica con la loro capacità depurativa, in questo transito raccolgono anche le tossine da eliminare. La gelificazione dovuta a queste mucillagini è inoltre molto utile per contrastare il diabete, in quanto il gel risultante, nello stomaco, rallenta la scomposizione dei carboidrati in zuccheri, evitando eventuali picchi glicemici; questo processo induce inoltre un maggiore senso di sazietà, prolungandolo, aiutando quindi nella perdita di peso. Sono ricchi di calcio, ferro, magnesio e potassio, aiutano ad abbassare il colesterolo e prevengono l'invecchiamento cellulare, grazie all'alto contenuto di antiossidanti.
SEMI DI ZUCCA: sono ricchissimi di elementi nutritivi, in particolare di magnesio, grazie al quale sono utilissimi per il nostro organismo (vedi il post precedente sulle proprietà del magnesio); inoltre presentano un basso contenuto di grassi saturi e di zuccheri, quindi sono indicati anche per fare degli spuntini durante la giornata. Oltre al sopracitato minerale, contengono buone quantità di magnesio, rame e zinco, sono inoltre ricchi di proteine, vitamina E, acido linoleico e di fitosteroli, sostanza utile ad abbassare il colesterolo. Sono inoltre ricchi di triptofano, precursore della serotonina, che favorisce un buon riposo al nostro corpo; infine, pare abbiano degli effetti antinfiammatori, per i quali sono stati utilizzati sin da tempi più antichi.
SEMI DI PAPAVERO: sono ricchi di manganese, calcio, grassi omega 6 e vitamina E; grazie a questo sono un valido aiuto per la salute dell'apparato scheletrico e per contrastare l'azione dei radicali liberi. Possiedono inoltre, come i semi di zucca, fitosteroli (utili per il colesterolo).
Grazie al loro blando effetto sedativo e calmante sono impegati come rimedio naturale verso ansia e stress, in aiuto al sistema nervoso centrale.
SEMI DI GIRASOLE: sono ricchi di vitamine A, D, E e di quelle del gruppo B (compresa la B12); sono ricchi di minerali (magnesio, ferro, zinco, manganese, potassio, calcio, rame e cobalto), grassi buoni e proteine. Tra i semi oleosi sono quelli col minor contenuto calorico.
Aiutano ad evitare l'insorgere di patologie cardiovascolari, regolano il colesterolo, sono ricchissimi di antiossidanti e grazie all'alto contenuto di B12 aiutano il sistema nervoso.
SEMI DI CANAPA: sono ricchi di vitamina E, di calcio, magnesio e potassio, tuttavia la loro caratteristica peculiare è quella di avere non solo una ottima dose di proteine, ma di possedere tutti gli amminoacidi essenziali contemporaneamente! Questo gli consente di essere considerati alimenti proteici completi, con i vantaggi del caso. Come gli altri semi, sono anch'essi ricchi di grassi polinsaturi buoni omega 3 ed omega 6, nella loro proporzione reciproca ottimale. Grazie alla loro presenza sono molto utili per contrastare e prevenire i disturbi di natura cardiovascolare e non solo, anche artriti, colesterolo e malattie respiratorie.



martedì 27 gennaio 2015

CARNEINOMANI, SOLO ABITUDINE O... DIPENDENZA?

Succede spesso che le persone abituate a mangiare significative quantità di carne, nel momento in cui venga meno questo apporto, si sentano deboli e spossate; sappiamo che questo principio è spesso dovuto al processo di disintossicazione che ne accompagna l'eliminazione dalla dieta, ma in parte è anche dovuto al fatto che la carne sviluppa una vera e propria forma di dipendenza, grazie ad alcune sostanze stimolanti, in particolare alcune purine quali l'ipoxantina, l'acido inosinico e l'acido guanilico. Queste sostanze derivano dalla degradazione degli acidi nucleici ed hanno una struttura chimica del tutto simile a quella di elementi che comunemente creano una qual sorta di dipendenza, in quanto stimolanti del sistema nervoso centrale, come la teofillina del tè, la teobromina del cacao e la caffeina contenuta nel caffè e nel tè. E' risaputo che tali sostanze infatti producono una sensazione di vitalità ed energia immediata (anche se spesso solo apparente), e che, se ingeriti abitualmente, danno vita a spossatezza o malumore in caso di mancata assunzione. La base purinica ipoxantina è inoltre precorritrice dell'acido urico, che abbiamo visto risultare dannoso per il nostro organismo (i quantitativi derivati dal consumo di carne sono troppo elevati); anche alcuni vegetali presentano contenuti significativi di purine, come spinaci, cavolfiori e legumi, tuttavia queste appaiono molto meno dannose rispetto a quelle derivanti dagli alimenti animali (probabilmente per la presenza di molti altri principi nutrizionali nelle verdure, che ne attenuano gli eventuali effetti negativi).
Molte persone sono quindi Carneinomani senza saperlo, dipendenti da questo alimento che spesso si somma ai grassi ed al sale, che come abbiamo visto creano a loro volta dipendenza, confezionando un prodotto con un ascendente psicofisico notevole, ma un impatto salutistico, etico ed ambientale di gran lunga maggiore.


venerdì 23 gennaio 2015

SATURI DI GRASSI.... FIN DENTRO LE ARTERIE!

Dopo lo zucchero ed il sale, ecco la terza "droga" della nostra alimentazione, che crea dipendenza al pari delle altre e, come queste, contribuisce alla degenerazione del nostro stato di salute, portando obesità, diabete, malattie cardiovascolari e cancro.
L'assunzione di grassi pare scatenare la produzione di endocannabinoidi all'interno del nostro intestino, a detta degli esperti, che generano non solo dipendenza ma aumentano la voglia di mangiare ancora, stimolando l'appetito e facendocene desiderare sempre di più; i cibi grassi, infatti, interferiscono con il meccanismo fame-sazietà tra stomaco e cervello, dando vita a questa reazione. Inoltre, annche in questo caso, come avviene per lo zucchero, si attiva un meccanismo di gratificazione legato alla loro assunzione, che può dare vita a vere e proprie "crisi di astinenza", con annessi rischi di ricadute ancor peggiori (è il caso del famoso effetto yo-yo legato alla perdita di peso).
In questo testo non tratterò i grassi idrogenati, cui riserverò un articolo a parte; dobbiamo quindi distinguere tra i due tipi di acidi grassi naturali presenti negli alimenti: saturi ed insaturi. Per spiegare brevemente la differenza chimica tra i grassi saturi e quelli insaturi, basti sapere che quelli saturi sono incapaci di creare legami con altre molecole, mentre quelli insaturi presentano uno o più doppi legami che gli permettono di essere maggiormente digeribili dal nostro organismo, tra questi troviamo i celebri omega 3, 6 e 9; inoltre, i grassi saturi generalmente hanno una maggior resistenza alla temperatura ed all'ossidazione, proprio per questa loro maggiore compattezza.
I primi si trovano soprattutto negli alimenti di origine animale (ed in percentuali maggiori), mentre i secondi si trovano sia nei vegetali che non; al nostro corpo, in quantità minime, sono utili entrambi (ad esempio, organi come il cuore ed i reni sono ricoperti da uno strato di grasso di protezione), ma la bilancia pende fortemente verso quelli insaturi, che risultano meno dannosi per il nostro organismo rispetto agli altri. Un eccesso di quelli saturi, infatti, contribuisce all'aumento dei livelli di colesterolo cattivo (LDL) e diminuisce il senso di sazietà (per il meccanismo che abbiamo visto prima di interferenza delle trasmissioni tra stomaco e cervello), aumentando il rischio di obesità e quello di patologie quali ictus e infarto, poichè determina la formazione delle placche lipidiche a livello delle coronarie e dei vasi cerebrali. E' inoltre comprovato che attraverso l'esubero di grassi saturi aumenti l'incidenza di tumori al colon, al retto e all'intestino. Con questo non si vuole necessariamente dicotomizzare i grassi in buoni e cattivi, semplicemente nel limitarne l'assunzione in generale, meglio utilizzare qualche accorgimento in più per limitare ulteriormente in percentuale tra i due quelli saturi. E' utile infine usare un accorgimento nel consumo di quelli insaturi, combinandoli alla vitamina E, in quanto coadiuvante al loro mantenimento (i grassi insaturi si ossidano più facilmente, e la vitamina E contrasta il processo di ossidazione).


martedì 20 gennaio 2015

TROPPO SALE?

Dopo aver trattato lo zucchero, andiamo ad analizzare il secondo dei 3 principali componenti dei cosiddetti "Junk-food", forse il primo per presenza e dipendenza causata: il SALE. Sono 3 infatti le "droghe" che il nostro corpo non trova in natura (isolate) e che ci creano una qual sorta di dipendenza; il sale, lo zucchero e i grassi.
Per non incorrere nei vari problemi correlati all'abuso di sale, si raccomanda di utilizzarne al massimo 5 grammi al giorno, all'incirca un cucchiaio, ma il consumo per quanto concerne l'Italia è quasi il doppio (9 gr in media); queste indicazioni sono atte a contenere l'apporto di sodio nel nostro corpo, in quanto la dose massima consigliata equivale a quella assunta tramite 5-6 grammi di sale. Bisogna tenere conto, tuttavia, del fatto che il sodio è naturalmente presente nel cibo, quindi una dose "entro i limiti" di sale non significa necessariamente evitarne l'esubero. Proprio in virtù di questo è necessario prestare particolare attenzione al consumo di questo elemento, sostituendolo il più possibile con insaporitori naturali, quali spezie, ortaggi e semi; si è constatato infatti che al palato servono 1-2 settimane per abituarsi ad una riduzione del sale nei cibi, quindi resistendo per tale periodo ne gioverà non solo la nostra salute ma anche il nostro gusto.
Andiamo ad analizzare nello specifico i potenziali danni derivanti da un'assunzione eccessiva del sale:
Ipertensione, è appurato che il sodio in eccesso ristagni nelle vene, facendone aumentare il volume ed incrementando il battito cardiaco (nel tentativo del corpo di portarlo via più velocemente), aumentando la pressione arteriosa, e di conseguenza la probabilità di eventi correlati (l'aumento della pressione provoca inspissimento delle pareti arteriose e ventricolari, aumentando il rischio di infarto); diversi studi mostrano che con la riduzione di sale sotto la soglia di 5 gr al giorno si è diminuito l'impatto di ictus e malattie cardiovascolari di una percentuale tra il 15 ed il 25%.
Osteoporosi, in quanto un eccesso di sodio stimola il rilascio di calcio dall'organismo.
Calcolosi e problematiche renali, è infatti attraverso i reni che eliminiamo la maggior parte del sodio introdotto, quindi se ne assumiamo una dose eccessiva questi ultimi vengono ulteriormente affaticati, aumentando il rischio che non riescano a svolgere al meglio il loro compito; in questa condizione, è più facile che si formino calcoli renali dovuti ai residui non eliminati.
Tumore allo stomaco e gastriti, il sale favorisce la formazione delle nitrosammine (cancerogene) nello stomaco e ne aumenta l'assorbimento da parte della mucosa gastrica, inoltre favorisce la formazione e lo sviluppo dell’Helicobacter pylori, associato anch'esso a tumore gastrico, oltre che gastrite e ulcera. Infine, un eccesso di sale rallenta i tempi di svuotamento dello stomaco, prolungando il contatto tra la mucosa e le eventuali sostanze cancerogene.
Malattie autoimmuni, diabete e sclerosi multipla, perchè pare che un eccesso di sodio sia legato ad un aggravarsi di queste condizioni.
Sembra infine che una dieta ricca di sale favorisca un declino mentale più rapido, aumentando la probabilità di contrarre il morbo di Alzheimer rispetto a chi ne fa un uso più parsimonioso.
In conclusione, passiamo in rassegna i diversi tipi di sale, che tanto vanno in voga ultimamente a livello commerciale; hanno tutti qualche caratteristica "pregiata", tuttavia, come tra lo zucchero bianco e quello integrale, le differenze corrisposte ai quantitativi ottimali sono trascurabili. Se questo non bastasse, molti di questi sali, in confronto a quello marino, sono correlati a metodi di estrazione estremamente dispendiosi e spesso poco etici; ecco ora i principali prodotti in vendita:
Il sale Rosa dell'Hymalaya, è considerato il sale più pregiato
, è una sale minerale ricco di oligoelementi buoni per il nostro organismo; inoltre non subisce le problematiche di inquinamento ambientale, risalendo a milioni di anni fa ed essendo rimasto intatto da allora.
Il sale Blu di Persia, un altro sale di origine minerale, dalla caratteristica tonalità blu (data dalla silvinite) e dal retrogusto leggermente speziato.
Il sale Rosso delle Hawaii, molto sapido, deve la sua colorazione alla maggior ricchezza di ferro.
Il sale Grigio di Bretagna, un sale marino che, grazie ad un particolare tipo di argilla presente a sud della Bretagna, acquisisce il colorito grigiastro e presenta una maggior ricchezza di sali minerali, unita ad una minor concentrazione di sodio.
Il sale Nero di Cipro, che deve il suo colorito all'arricchimento con carbone vegetale, donandogli un blando potere detossinante.
Il sale affumicato della Danimarca subisce un'attenta affumicatura, il chè lo rende particolarmente saporito.
Benchè la scelta migliore sia probabilmente quella, in presenza di una dieta equilibrata, di eliminare il sale, con i dovuti accorgimenti se ne può mantenere l'utilizzo limitandone i vari effetti collaterali.


domenica 18 gennaio 2015

BASTA UN POCO DI ZUCCHERO E LA PILLOLA VA GIU'...

E' uno dei pericoli alimentari più subdoli del nostro tempo, perchè viene infilato praticamente in ogni dove, legalmente, senza alcun riguardo per i suoi molteplici, ed ormai accertati, effetti collaterali; non si tratta di un nuovo tipo di droga, ma di un elemento che ne può fare le veci ed è presente in quantità nella nostra alimentazione sin dal passato, con un crescendo che ad oggi deve risultare preoccupante:
LO ZUCCHERO.
Il pericolo non viene solo da quello bianco tanto demonizzato, ma anche dal grezzo e dall'integrale, così come anche da dosi troppo elevate di qualsiasi altro dolcificante (anche il fruttosio se usato come dolcificante decontestualizzato o assunto in quantità troppo elevate può dar vita a reazioni simili nel nostro organismo; con la frutta cruda è quasi impossibile raggiungere questi effetti, ma gli amici frugivori converranno che quella odierna è "frutto" della selezione organolettica-economica umana, e quindi che sia lecito ipotizzare che l'abuso di alcuni frutti troppo dolci possa, in parte, veicolare l'incremento glicemico). Ovviamente, tra lo zucchero bianco, quello grezzo e quello integrale grezzo, la scelta migliore ricade sull'ultimo, ma con la consapevolezza che sia, semplicemente, il meno peggio; quello integrale ha infatti un apporto calorico inferiore ed una quantità di nutrienti superiore, per assumere i quali in dosi significative si dovrebbero però mangiare etti di prodotto, con le conseguenti ampie problematiche che andremo ad analizzare. Il problema è quindi che, nonostante l'integrale sia meglio di quello bianco, con un uso salutare dello stesso le differenze sono quasi inconsistenti a livello biologico, perchè sono altri gli elementi che devono nutrire il nostro organismo.
Innanzi tutto, bisogna essere consapevoli che lo zucchero è presente in una molteplicità di alimenti, soprattutto in quelli confezionati e nelle bevande (bibite, succhi di frutta industriali...); mangiando e/o bevendo di questi prodotti, non solo diventa facile sviluppare un surplus di zuccheri che vada ad incidere sul nostro stato di salute, ma è altresì facile che si crei una vera e propria dipendenza! Diversi studi mostrano infatti come l'abuso di zucchero porti all'aumento della secrezione di dopamina, un neurotrasmettitore collegato alla sensazione di "ricompensa" tipico dell'assunzione di sostanze stupefacenti; non solo, la privazione dal dolcificante, una volta sviluppatane la dipendenza, scatena le stesse reazioni proprie delle crisi di astinenza dalle droghe (non a caso l'alcol deriva dalla fermentazione degli zuccheri, ed i loro effetti nocivi sono stati più volte accomunati).
Nel dettaglio, le problematiche collegate ad un eccesso di zuccheri nella dieta sono: immunodeficienza; osteoporosi; malattie cardiocircolatorie; diabete; tumori; problemi al fegato sinanche demenza e disturbi psicofisici (ansia, stress, irritabilità). Tutte queste problematiche non sono naturalmente da imputarsi ad un consumo basso o molto moderato di dolcificante, tuttavia nell'alimentazione odierna superare questi "limiti" salubri è estremamente semplice e incappare in queste problematiche praticamente certo; non a caso si sente spesso parlare dello zucchero come di un killer silenzioso, poichè passa inosservato nella quasi totalità delle sue forme e provoca danni che si mostrano soprattutto sul lungo periodo.
Immunodeficienza: perchè influenza negativamente i globuli bianchi, rendendoli meno reattivi e prestanti nel contrastare eventuali infezioni o malattie.
Osteoporosi: perchè acidifica l'organismo, contrastando la deposizione minerale nell'osso e, quindi, decalcificandolo; questo processo agevola anche la formazione della carie.
Malattie cardiocircolatorie e disturbi al fegato: perchè agisce sul metabolismo, in particolare sul ciclo di Krebs, comportando un maggiore rischio di accumulo dei grassi, e quindi obesità; in queste condizioni affatica il fegato, stimolando la produzione di acido urico, e favorisce l'ipertensione. Obesità ed ipertensione incrementano il rischio di eventi quali infarti ed ictus; in tal senso, appare chiala la correlazione tra zuccheri e malattie cardiocircolatorie (questo non è l'unico fattore, però si ha una validità effettiva sulla sua correlazione).
Diabete: perchè non solo incrementa il rischio per chi ha già contratto tale patologia, ma aumenta le probabilità di diventarlo col tempo; il pancreas infatti reagisce allo zucchero secernendo insulina, dando vita nel breve periodo a crisi di ipoglicemia (superato il picco glicemico l'insulina abbassa di colpo gli zuccheri nel sangue), mentre nel lungo periodo il surplus di lavoro del pancreas (al quale nei casi di sovraffaticamento maggiore viene in aiuto l'adrenalina, a testimoniare il pericolo della situazione) può portare alla malattia.
Tumori: perchè recenti studia hanno constatato la correlazione tra l'incremento di zuccheri nel sangue e l'aumento di incidenza tumorale, sembrerebbe a causa dell'agevolazione che questo produce sui processi infiammatori.
Demenza e disturbi dell'umore: perchè pare che alti livelli di zucchero nel sangue invecchino il cervello precocemente, sino all'insorgere della demenza senile; in particolare, si è associato l'aumento del consumo di zuccheri con il restringimento dell'amigdala e dell'ippocampo, aree adibite alla memoria ed alle funzioni cognitive.
I dolcificanti artificiali, come l'aspartame ad esempio, sono dichiaratamente cancerogeni, ed inoltre recenti studi hanno messo in discussione la loro utilità in caso di diabete, in quanto provocherebbo alterazioni metaboliche in grado di procrastinare ma non evitare la comparsa dello stesso.
In conclusione, l'unica soluzione è quella di limitare al massimo l'assunzione di zuccheri lavorati, ed al contempo di non esagerare in maniera smisurata con gli altri; ci sono dolcificanti alternativi migliori dello zucchero, come lo sciroppo d'acero o d'agave, il malto e la stevia, ma anche in questo caso la parsimonia è un obbligo, benchè pare che l'ultima sia priva di qualsivoglia effetto collaterale.